SEA OF THIEVES

In molti, oramai, sarete salpati con il vostro Sloop o con un Galeone in compagnia di una nutrita ciurmaglia alla volta di quell’anarchica esperienza ludica che risponde al nome di SEA OF THIEVES.

Sette Mari digitali targati Rare si sono popolati di avventurieri, imberbi marinai d’acqua dolce convinti di far fortuna, criminali incalliti e saccheggiatori d’ogni sorta tutti intenti a sgraffignare tesori, depredare galeoni nemici, fare antipatici dispetti alle altre ciurme e solcare le onde cristalline (o nere come la notte) solo per il gusto di…non far nulla.

Ecco, sì, l’abbiamo detto. Non è forse questa la vera essenza dell’esperienza piratesca che tutti abbiamo in mente, con cui siamo cresciuti? Non è forse questa la sublimazione della nostra voglia, anche solo per un momento, di evadere dalle costrizioni “civili” sentendoci liberi di darci agli stravizi facendo ciò che più ci aggrada?

Nel nostro immaginario sono eternamente presenti le acque trasparenti e calde, la sabbia bianchissima, i paradisi incontaminati che per decenni sono stati la patria di pendagli da forca senza padrone, – apparentemente – senza regole, e le leggende di favolosi tesori sepolti in qualche atollo sperduto, frutto delle scorribande di impavidi filibustieri.

Certo, la nostra idealizzazione della pirateria e dei suoi principali attori è ovviamente mutuata principalmente dalla finzione messa in scena da libri e film e altri media ma, si sa, tutte le storie e le leggende celano sempre un fondo di verità.

 

Fonte:everyeye.it

 

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